Mentre a Tirana le guardie di sicurezza private trascinavano i manifestanti oltre le recinzioni di un cantiere in un’area protetta, a Bruxelles un gruppo di eurodeputati stava lavorando a un emendamento. L’obiettivo: portare la vicenda di Zvërnec dentro il dibattito ufficiale sull’adesione dell’Albania all’Unione europea. Il Parlamento europeo voterà in plenaria il rapporto sull’avanzamento dell’Albania tra meno di due settimane.
Non è un passaggio formale. È il momento in cui l’Europa decide — ufficialmente e pubblicamente — cosa pensa del cammino albanese verso l’UE. E quest’anno, per la prima volta, quella discussione avviene con sullo sfondo le proteste di piazza, un’indagine anticorruzione aperta, e la Commissione europea che ammette di “monitorare da vicino” i cantieri in zone umide protette.
Cosa dice la Commissione europea sull’ambiente
Il collegamento tra la vicenda di Zvërnec e il processo di adesione non è solo politico: è tecnico e documentato.
A maggio 2026, mentre i bulldozer entravano nell’area di Pishë Poro-Narta, la Commissione europea ha dichiarato di star “monitorando da vicino” gli sviluppi nell’area protetta, ribadendo che, per chiudere il Capitolo 27 — quello dedicato ad ambiente e clima — l’Albania deve dimostrare la capacità di gestire le future aree Natura 2000 e prevenire il degrado di habitat e specie.
Come ha rilevato EUobserver, quella dichiarazione riconosce implicitamente Pishë Poro-Narta come un caso test per gli impegni ambientali albanesi nel quadro del processo di adesione. Al momento, la risposta politica da Bruxelles resta limitata al monitoraggio procedurale. Nessuna conseguenza formale sull’adesione, nessuna confrontazione diplomatica. Ma il fatto che la Commissione si sia espressa pubblicamente — sia pure con cautela — è già un segnale.
Il rapporto della Commissione sull’Albania del novembre 2025 aveva già avvertito: il paese “deve raddoppiare gli sforzi per allinearsi all’acquis ambientale dell’UE”.
Il rapporto del Parlamento europeo: cosa dice e cosa tace
Il 5 maggio 2026 la Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo (AFET) ha approvato il rapporto sull’Albania con 58 voti a favore, 7 contrari e 7 astensioni. Il relatore, l’eurodeputato austriaco Andreas Schieder, ha sottolineato che la corruzione rimane “una sfida seria che deve essere affrontata”, e che le riforme devono “incidere nella vita quotidiana delle persone”. La risoluzione finale ha ricordato esplicitamente che l’Albania “deve raddoppiare gli sforzi per allinearsi all’acquis ambientale”.
Il rapporto riconosce progressi — in particolare l’apertura di tutti e sei i cluster negoziali entro novembre 2025 — ma conferma che le riforme istituzionali restano incompiute. L’organo anticorruzione speciale SPAK, si legge, ha fatto “progressi tangibili verso un solido track record”, ma i meccanismi di prevenzione rimangono deboli e la corruzione rischia di espandersi in diversi settori dell’economia.
La prossima tappa è il voto in plenaria. Ed è qui che entra in gioco l’emendamento.
L’emendamento: dare voce a chi protesta
Un gruppo di eurodeputati — tra cui parlamentari del gruppo The Left — sta lavorando a un emendamento che porti esplicitamente la vicenda di Zvërnec all’interno del dibattito in plenaria. L’obiettivo è duplice: chiedere che vengano ascoltate le voci delle comunità locali e degli attivisti ambientali albanesi, e che il Parlamento europeo si esprima chiaramente sul rispetto delle tutele ambientali come condizione non negoziabile del percorso di adesione.
Non è una posizione contro l’adesione dell’Albania all’UE. È l’opposto: è chiedere che quell’adesione avvenga davvero secondo i valori europei — trasparenza, Stato di diritto, tutela dell’ambiente — e non solo sulla carta.
L’inchiesta di SPAK: lo Stato albanese sotto esame
Il quadro istituzionale si complica ulteriormente con l’apertura di un’indagine formale da parte di SPAK, la procura speciale anticorruzione albanese, sulle modifiche apportate allo status di “Paesaggio Protetto” nella zona di Vjosa-Narta in cui ricade Zvërnec. L’inchiesta riguarda le circostanze in cui quelle modifiche legislative — che hanno reso possibili gli investimenti nell’area — sono state adottate.
Si tratta di un segnale rilevante: è lo stesso sistema giudiziario albanese — quello che Bruxelles segue con attenzione come misura della maturità istituzionale del paese — che si attiva su una vicenda al centro del dibattito europeo.
La posizione di Rama: “siamo sotto attacco”
Il premier Edi Rama ha risposto alle proteste e alle critiche internazionali in un’intervista a CNN, definendo l’Albania vittima di “una campagna di disinformazione” alimentata da “avversari e concorrenti interessati a danneggiare l’immagine del paese”.
È una risposta che lascia poco spazio al dialogo. E che contrasta con il tono del relatore europeo Schieder, il quale ha ricordato che “le proteste violente non sono accettabili in una società democratica” — ma anche che le riforme devono portare “cambiamenti concreti” e che la prossima scadenza del 2027 per la conclusione dei negoziati “è molto più raggiungibile” se quei cambiamenti arrivano davvero.
Il paradosso albanese
L’Albania ha un’ambizione dichiarata e bipartisan: entrare nell’Unione europea entro il 2030. Edi Rama ha fatto di questa promessa il centro della sua quarta campagna elettorale. Il percorso negoziale avanza — cinque cluster aperti su sei, obiettivo di chiusura di dieci capitoli entro il 2027.
Ma il caso Zvërnec mette in luce una contraddizione di fondo: come si concilia l’aspirazione europea con un modello di sviluppo che modifica le leggi sulle aree protette per favorire investitori stranieri, concede status privilegiati senza trasparenza pubblica, e risponde alle proteste dei cittadini con le guardie private?
La plenaria del Parlamento europeo non dovrà rispondere solo a questa domanda. Ma sarà la prima occasione ufficiale, in una sede istituzionale europea, per mettere quella domanda sul tavolo.
Fonti: EUobserver, BIRN/Reporter.al, VoxNews Albania, Euronews Albania, European Parliament OEIL, European Western Balkans, EESC, Transparency International EU, Fox News, OSW Centre for Eastern Studies
