Negli ultimi giorni sta circolando sui social una versione molto semplice di una vicenda che in realtà è giuridicamente complessa: l’Italia avrebbe cancellato un reato presente in tutta Europa e l’Unione europea avrebbe deciso di imporne il ritorno.
La realtà è più articolata e va divisa in due livelli distinti: quello tecnico e quello che riguarda la percezione dei cittadini.
La parte tecnica: cosa dice davvero l’Europa
La nuova normativa europea sulla lotta alla corruzione non impone agli Stati membri di reintrodurre esattamente il reato italiano di abuso d’ufficio così com’era prima del 2024. Non esiste un obbligo di riportare in vigore lo stesso articolo del codice penale.
Quello che l’Unione europea impone è un principio molto preciso: le violazioni intenzionali della legge da parte di funzionari pubblici devono essere punite penalmente in modo chiaro e uniforme in tutti gli Stati membri.
Il punto non è quindi il nome del reato, ma il contenuto. Se un Paese elimina una norma senza sostituirla con una nuova che copra le condotte più gravi legate all’uso scorretto del potere pubblico, rischia di non essere più allineato agli standard europei.
In Italia il reato di abuso d’ufficio è stato abolito nel 2024 dopo anni di modifiche e restrizioni. Successivamente la Corte costituzionale ha stabilito che l’abrogazione è legittima dal punto di vista giuridico. Il problema però non è costituzionale. È europeo. E riguarda la compatibilità futura tra il diritto italiano e le nuove regole comuni sulla corruzione.
Non si tratta quindi di una sanzione immediata né di un obbligo automatico di reintrodurre lo stesso reato. Si tratta di verificare se l’ordinamento italiano continui a garantire una tutela penale adeguata contro l’uso illegittimo delle funzioni pubbliche.
La parte che riguarda i cittadini: perché il tema non è tecnico ma di fiducia
Per la politica è una questione di diritto penale. Per i cittadini è una questione di fiducia.
Chi guarda questa vicenda da fuori non si chiede se il reato fosse scritto bene o male o se creasse problemi ai funzionari pubblici. Si chiede perché un reato legato all’uso del potere pubblico sia stato cancellato proprio in un momento in cui la richiesta di trasparenza è sempre più alta.
La percezione è semplice: se in quasi tutta Europa esiste una norma che punisce l’uso scorretto delle funzioni pubbliche e in Italia viene eliminata, il messaggio che arriva non è tecnico ma politico. E cioè che la responsabilità delle istituzioni si stia riducendo invece di rafforzarsi.
Non è una reazione ideologica. È diffidenza. È la sensazione che tra cittadini e potere pubblico la distanza stia aumentando, non diminuendo.
Molti non chiedono necessariamente il ritorno dello stesso reato identico a prima. Chiedono però una cosa molto chiara: che chi esercita un potere pubblico non possa violare la legge senza conseguenze penali.
La domanda non è se l’abuso d’ufficio debba tornare identico a prima.
La domanda è un’altra: può uno Stato moderno permettersi di non avere una norma chiara che punisca l’uso illegittimo del potere pubblico?
Perché il diritto può cambiare forma. Ma la fiducia dei cittadini, quando si perde, è molto più difficile da ricostruire.
