Nel nuovo appuntamento de Il Salotto di KreaNews, condotto da Ida Piccolo, il tema dell’anima, dell’identità e della sicurezza sul lavoro è al centro di un confronto profondo e autentico. Ospiti in studio l’artista Ines Rodriguez e l’ingegnere Giuseppe Maione, esperto di sicurezza, che con le loro storie raccontano due modi diversi ma complementari di difendere la dignità delle persone: sul palcoscenico e nei luoghi di lavoro.
Ines Rodriguez – Due anime, una diva
Ines, in apertura dici che qui “ti senti a casa”. Che atmosfera hai ritrovato in questo salotto?
«Buonasera Ida, buonasera al tuo pubblico. Mi sento davvero a casa, perché come nella vita reale anche qui è un incontro tra anime belle. È bello potersi raccontare senza filtri, parlando di anime più che di apparenze.»
Per anni il pubblico ha visto soprattutto “Ines”, la donna fatale. Che rapporto avevi con l’altra parte di te, con Tommaso?
«Per tanto tempo mi hanno chiesto di mostrare solo Ines: la donna affascinante, la femme fatale che nasconde un segreto. Tommaso doveva restare dietro le quinte. I complimenti arrivavano a Ines, ma dietro c’erano il lavoro, la voce, la fatica e l’intensità di Tommaso.»
C’è stato un momento in cui questa divisione ti ha fatto soffrire?
«Sì, c’è stato un periodo in cui ho quasi odiato Ines, perché tutti volevano solo lei. Dicevano che Ines era brava a recitare e a cantare, ma è Tommaso che dà profondità e verità a quello che faccio. Prima di andare in scena c’è sempre lui che lavora: Ines non è una maschera vuota, è una parte di me.»
Oggi, però, ti presenti apertamente come “due anime in una”. Cosa è cambiato?
«Ho deciso di far conoscere al pubblico anche l’altra parte di me. Per me la femminilità è un’essenza, non un’etichetta legata al genere maschile o femminile. Maschi o femmine nasciamo tutti, ma diventare uomini o donne è un percorso molto più complesso. Per questo, quando mi chiedono se mi sento più uomo o più donna, rispondo che sono un’anima.»
Cosa intendi quando dici “sono un’anima”?
«L’anima non ha sesso, non ha colore, non ha razza. Dipende da come ti fanno sentire in quel momento, da come ti vedono e ti accolgono. Oggi sento che il pubblico apprezza sia Tommaso che Ines nella loro totalità, e questo mi fa sentire finalmente intera.»
Nel tuo racconto tornano spesso le parole “diva” e “femminilità”. Che cosa rappresenta per te la figura della diva oggi?
«La diva che amo è una donna forte e fragile allo stesso tempo, ma profondamente naturale. Oggi con i social le dive sembrano non esistere più, le icone sono diventate “umane” e si è perso un po’ quel mistero, quella femme fatale di un tempo. Io porto in scena una diva diversa: elegante, sensuale, ma senza ostentare, con molta verità.»
Il tuo spettacolo “Diva” ha colpito molto il pubblico. Cosa si trova davvero a teatro?
«Chi entra in sala si aspetta piume, paillettes e basta. Invece, oltre al glamour, racconto l’anima della diva. Attraverso un baule immaginario dei ricordi – una foto, un profumo, una canzone – vivo la vita di tante donne. Affronto temi come prostituzione, omosessualità, pregiudizio, violenza sulle donne, ma con delicatezza, alternando momenti intensi ad altri più leggeri.»
La musica, in particolare quella napoletana, è centrale nel tuo lavoro. Come la vivi sul palco?
«Io non mi definisco una cantante, io interpreto le canzoni. Prendo i classici napoletani e racconto la storia che c’è dietro. In “Indifferentemente”, ad esempio, per me c’è il dramma di una donna che capisce, da un semplice mancato sguardo negli occhi, che l’uomo che ama sta per lasciarla. Ogni verso diventa una scena, ogni pausa un’emozione.»
Arriviamo a “Anime perse”, il nuovo spettacolo che porterai a Napoli. Che tipo di serata sarà?
«Sarà un incontro di emozioni e di anime. Lo porterò nella chiesa di Santa Maria della Verità, a Napoli, per una serata interamente benefica. Per me è un grande orgoglio entrare in una chiesa come artista, senza pregiudizi, con la libertà di essere me stessa, parrucca, tacchi e anima compresi. Invito soprattutto chi è curioso o ha ancora qualche pregiudizio: magari uscirà con uno sguardo diverso sugli altri e su se stesso.»
Giuseppe Maione – Sicurezza sul lavoro e cultura della prevenzione
Ingegner Maione, partiamo da un dato forte: centinaia di morti sul lavoro ogni anno. Quali sono oggi i settori più a rischio?
«I numeri restano drammatici. Gli incidenti più gravi si concentrano dove il rischio è strutturalmente più alto, come cantieri, fabbriche, magazzini e in generale nei contesti produttivi con macchinari complessi. Ma non è solo il luogo “pericoloso” a contare: spesso l’incidente nasce da una combinazione di fattori, tra ambiente, procedure e comportamenti.»
Si parla spesso di “morti bianche”. Cosa significa davvero questa espressione?
«Si chiamano così le morti sul lavoro o per causa di lavoro, che non possono essere considerate in alcun modo “accettabili” dalla società. Nessuno esce di casa la mattina per morire sul posto di lavoro. Ogni volta non perdiamo solo un numero nelle statistiche, ma una persona, un genitore, un collega, con tutto il dolore che ne consegue per chi resta.»
Quanto pesano i comportamenti dei lavoratori rispetto alle responsabilità delle aziende?
«Il datore di lavoro ha l’obbligo di formare, informare, fornire i dispositivi di protezione e organizzare il lavoro in sicurezza. Detto questo, le inchieste mostrano che in molti casi c’è anche una quota di negligenza del lavoratore: DPI non usati, caschi tolti perché “danno fastidio”, procedure saltate per accelerare i tempi. Ogni scorciatoia aumenta il rischio che quella volta possa essere l’ultima.»
Il lavoro precario quanto influisce sul tema della sicurezza?
«Influisce molto. Chi ha un contratto fragile spesso accetta rischi che non dovrebbe accettare, per paura di perdere il posto. Ma un incidente mortale capita una volta sola: nessuno dovrebbe trovarsi a scegliere tra lo stipendio e la propria vita.»
Parliamo di “cultura della sicurezza”: che cosa intende con questa espressione?
«La sicurezza non è solo un obbligo di legge, è un modo di pensare. Quando faccio formazione, il mio obiettivo non è solo che il lavoratore sappia cosa deve fare in azienda, ma che porti questi comportamenti anche fuori: guidare con attenzione, usare il casco, non distrarsi col telefono. Se cambia la mentalità, si riducono i rischi sia sul lavoro che nella vita quotidiana.»
Un altro tema importante è lo stress lavoro-correlato. Come lo spiegherebbe in modo semplice?
«È lo stress che nasce dal lavoro o dall’ambiente in cui si lavora: rumore continuo, ritmi e carichi eccessivi, turni pesanti, rapporti difficili con colleghi o superiori. Non si vede come un trauma fisico, ma logora nel tempo, riduce la concentrazione e può aumentare il rischio di errore e di incidente.»
Cosa può fare un’azienda, in concreto, per ridurre lo stress dei lavoratori?
«Prima di tutto capire da dove nasce: è una questione di turni? Di spazi? Di organizzazione? A volte basta rivedere i carichi, migliorare gli ambienti, cambiare squadra o reparto per alcune persone. Investire nel benessere dei lavoratori non è un costo superfluo: un lavoratore meno stressato è più attento, più produttivo e porta meno problemi anche a casa.»
Lei lavora molto anche con le scuole. Perché è così importante partire dai giovani?
«Perché i ragazzi di oggi sono i lavoratori di domani. Entrando nelle scuole, non parliamo solo di caschi e vie di fuga, ma di comportamenti: come si va in motorino, come ci si comporta in caso di emergenza, quanto è importante prendersi cura di sé e degli altri. Se riusciamo a costruire una buona cultura della sicurezza tra i giovani, domani avremo luoghi di lavoro più sicuri.»
La puntata ha offerto uno sguardo sincero e profondo su due fronti solo all’apparenza lontani: da un lato il diritto di esprimere la propria identità, dall’altro il diritto di lavorare e tornare a casa sani e salvi. Due voci diverse, quelle di Ines Rodriguez e Giuseppe Maione, unite da un messaggio comune: la dignità della persona passa dalla libertà di essere sé stessi e dalla responsabilità, individuale e collettiva, di proteggere ogni vita.
L’intervista completa è disponibile sul canale ufficiale YouTube di KreaNews.
Il Salotto di KreaNews va in onda ogni lunedì alle ore 20:00 su TV Luna – Canale 83 del Digitale Terrestre, con repliche dal martedì al venerdì alla stessa ora.
