Con la firma definitiva dell’accordo per la cessione delle sue attività americane, TikTok apre un nuovo capitolo della propria storia, ponendo fine a una lunga e complessa disputa tra Washington e Pechino. L’app di proprietà della cinese ByteDance, al centro per anni di tensioni politiche e accuse legate alla sicurezza dei dati, passa ora sotto il controllo di un consorzio di investitori statunitensi, sancendo la nascita della nuova TikTok USDS Joint Venture.
Il comunicato ufficiale diffuso nelle ultime ore chiarisce la struttura societaria della nuova entità: la joint venture sarà a maggioranza americana (circa l’80 per cento delle azioni) e sarà guidata da Oracle. Tra gli altri nomi presenti all’interno della cordata ci saranno Mgx, Silver Lake e il fondo di investimento personale del miliardario Michael Dell di Dell Technologies, mentre il 19,9% resterà nelle mani di ByteDance, in una formula che segna un compromesso tra la necessità di garanzie politiche e la continuità del modello tecnologico dell’app. L’operazione, frutto di negoziati intensi durati diversi mesi, rappresenta di fatto la chiusura di un contenzioso che aveva rischiato di cancellare la presenza di TikTok dal mercato americano.
Le tensioni erano esplose nel 2024, quando il Congresso degli Stati Uniti aveva approvato una legge che imponeva a ByteDance la vendita delle sue attività americane, minacciando un divieto totale della piattaforma in caso contrario. Al centro della misura, i timori per la sicurezza nazionale e il sospetto che i dati degli utenti statunitensi potessero finire nelle mani del governo cinese o che l’app potesse essere usata come strumento di propaganda. Il provvedimento fissava una scadenza iniziale per gennaio 2025: se entro quella data non fosse stato raggiunto un accordo, TikTok sarebbe stata bandita dagli store digitali americani, con conseguenze economiche e politiche di enorme portata.
In quell’occasione intervenne direttamente Donald Trump, tornato alla Casa Bianca dopo la vittoria elettorale del 2024. Paradossalmente, proprio l’uomo che durante il suo primo mandato aveva tentato di bandire TikTok dal Paese ne è divenuto il salvatore. Trump ha infatti più volte rinviato la scadenza prevista dalla legge, concedendo tempo alle parti per raggiungere una soluzione.
La svolta nei negoziati è arrivata nel settembre scorso, quando la Casa Bianca e il governo cinese hanno raggiunto un’intesa di principio: la cessione delle attività americane a una nuova società con capitale prevalentemente statunitense. L’intesa, approvata anche dalle autorità di Pechino, ha consentito di superare le ultime resistenze e di mettere nero su bianco l’operazione, ora ufficialmente completata.
Donald Trump ha rivendicato il risultato con toni trionfali sul suo social network Truth, sottolineando di essere “felice di aver aiutato a salvare TikTok” e ha ringraziato il leader cinese Xi Jinping “per aver lavorato con gli Stati Uniti e approvato l’accordo”.
L’operazione chiude così una delle dispute più controverse degli ultimi anni nel campo della tecnologia e dell’informazione digitale. La nuova TikTok americana, controllata da un consorzio “patriottico” come lo definisce la Casa Bianca, dovrà ora dimostrare di saper bilanciare le esigenze di autonomia operativa con le aspettative di trasparenza e sicurezza richieste dal governo. Per milioni di utenti americani, l’intesa significa soprattutto una cosa: TikTok resterà online, continuando a essere uno degli strumenti più influenti nella comunicazione e nella cultura pop globale.
