L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha annunciato con un comunicato stampa a inizio luglio 2026 che nel mese di agosto le cartelle di pagamento non verranno notificate. Una pausa, quella estiva, che l’ente ha deciso di concedere per evitare che gli atti arrivino ai contribuenti durante il periodo di ferie, quando molti uffici e studi professionali sono chiusi o operano a ritmo ridotto. Ma attenzione: la misura non è una sanatoria, non cancella i debiti e non blocca la riscossione. È solo una sospensione delle notifiche, con un posticipo dell’invio degli atti a data da destinarsi. Le eccezioni? Ci sono casi in cui l’invio non può essere rinviato: situazioni di indifferibilità e urgenza, rischio di decadenza o prescrizione, procedure concorsuali o fatti che comportano obbligo di denuncia penale.
La sospensione annunciata da Agenzia delle Entrate-Riscossione si inserisce in un quadro normativo più ampio. L’articolo 10 del Dlgs n. 1/2024 prevede già che, dal 1° al 31 agosto e dal 1° al 31 dicembre di ogni anno, non possano essere inviate alcune comunicazioni fiscali. L’elenco è piuttosto lungo: avvisi bonari da controllo automatizzato, comunicazioni da controllo formale delle dichiarazioni, atti relativi a dichiarazioni dei redditi, Iva e modello 770, comunicazioni sulla liquidazione delle imposte sui redditi a tassazione separata e lettere di compliance per anomalie fiscali. La disposizione non cita espressamente le cartelle esattoriali, ma il comunicato del 6 luglio conferma che, ad agosto 2026, lo stop riguarderà anche loro.
Oltre allo stop all’invio di alcune comunicazioni, la normativa prevede anche una sospensione dei termini nel periodo dal 1° agosto al 4 settembre 2026. Vengono sospesi i termini di sessanta giorni per pagare la prima rata degli avvisi bonari ricevuti prima della pausa estiva, i termini per trasmettere atti, documenti, informazioni e chiarimenti richiesti dagli uffici fiscali, e le osservazioni agli schemi di atto nell’ambito del contraddittorio preventivo. Un meccanismo che, di fatto, allunga i tempi a disposizione dei contribuenti per rispondere alle richieste dell’amministrazione finanziaria, senza però cancellare gli obblighi già in scadenza.
Attenzione, però: la sospensione feriale non riguarda i pagamenti già in corso. Questo è un punto cruciale, spesso frainteso. Le rate degli avvisi bonari già rateizzati, le rate dei piani concessi dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, le rateazioni ex articolo 19 del Dpr n. 602/1973 e le eventuali scadenze di definizioni agevolate non coperte da specifiche proroghe devono essere versate nei termini ordinari. Se una rata scade ad agosto, il contribuente deve pagarla regolarmente. Lo stop riguarda la notifica di nuovi atti, non i debiti già rateizzati.
Il comunicato ha anche cercato di mettere a tacere alcune voci che circolavano negli ultimi giorni. L’Agenzia ha smentito le notizie su un presunto aumento delle notifiche di cartelle esattoriali e atti di pignoramento. Secondo l’ente, non si registra alcun picco. I numeri sono in linea con quelli dell’anno precedente e rientrano nella normale attività di riscossione. La sospensione di agosto, quindi, non dipende da una frenata straordinaria dopo un aumento degli atti, ma da una scelta volta a ridurre i disagi nel periodo feriale.
Una scadenza importante da tenere d’occhio è quella del 5 agosto 2026, legata alla rottamazione quinquies. In quel giorno termina il periodo di tolleranza per pagare l’unica rata in scadenza a fine luglio. Il mancato versamento entro tale data comporta la decadenza dalla definizione agevolata. Anche in questo caso, la sospensione delle notifiche non produce effetti sui versamenti dovuti. Chi ha aderito alla rottamazione deve rispettare le scadenze, indipendentemente dalla pausa estiva dell’Agenzia.
In sintesi, agosto 2026 sarà un mese di tregua per quanto riguarda l’arrivo di nuove cartelle esattoriali, ma non per i pagamenti già in scadenza. Un’occasione per tirare il fiato, ma non per dimenticare gli impegni presi. Per i contribuenti che hanno debiti in sospeso, resta la possibilità di chiedere informazioni agli uffici competenti e verificare lo stato delle proprie posizioni. La pausa estiva, insomma, è solo una sosta. La riscossione, prima o poi, riprenderà il suo corso. E chi ha debiti dovrà comunque fare i conti con le proprie scadenze. Meglio non abbassare la guardia.
Christian Palmieri
