A partire dal primo luglio 2026, chi acquista online prodotti provenienti da paesi extracomunitari dovrà fare i conti con una nuova imposizione. La Commissione Europea ha deciso di introdurre un dazio di tre euro su tutti i piccoli pacchi in arrivo da fuori confine, colpendo anche quelle spedizioni di valore inferiore ai centocinquanta euro che fino a oggi erano esentate da qualsiasi onere doganale. Una svolta che promette di cambiare radicalmente le abitudini di milioni di consumatori europei e di mettere in crisi un intero settore della logistica.
Il provvedimento, annunciato da tempo, è stato pensato per uniformare il trattamento fiscale delle merci provenienti da paesi terzi e per evitare che le spedizioni di basso valore continuassero a godere di un regime di favore rispetto a quelle nazionali. In pratica, l’obiettivo dichiarato è proteggere il mercato interno e garantire una maggiore equità concorrenziale tra i prodotti europei e quelli importati. Ma il prezzo da pagare per questa maggiore equità è destinato a pesare sulle tasche dei consumatori, che vedranno lievitare il costo finale dei loro acquisti.
L’Italia, però, rischia di essere un caso a sé. Oltre al dazio europeo, a luglio scatterà anche una tassa di due euro prevista dalla legge di bilancio e poi sospesa fino a questa data. Un’imposizione aggiuntiva, questa, che si aggiunge a quella comunitaria e che rischia di rendere gli acquisti extra-Ue particolarmente onerosi per i cittadini italiani. Una tassa analoga, sempre finalizzata a coprire i costi di gestione doganale, dovrebbe essere introdotta a livello europeo, ma il suo debutto è previsto per novembre con il nome di “handling fee”. In Italia, però, la tassa è già stata approvata e scatterà prima.
La doppia imposizione ha già sollevato un coro di proteste da parte del mondo della logistica e del trasporto merci. Confetra, l’associazione che rappresenta le imprese del settore, ha scritto una lettera al ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti per chiedere l’abolizione immediata della tassa nazionale. Secondo l’associazione, l’handling fee da due euro provocherebbe un crollo di almeno il cinquanta per cento dei traffici merci, con un danno per lo Stato di venticinque milioni di euro. Un costo, quello per le casse pubbliche, che secondo Confetra non sarebbe compensato dai maggiori introiti fiscali e che rischierebbe di danneggiare un intero comparto.
Questo dazio colpisce i pacchi di piccole dimensioni, ma un singolo aereo o un camion ne trasporta migliaia. L’effetto di una tassa di due euro su ogni singolo pacco è quindi enorme, e potrebbe rendere economicamente vantaggioso per gli operatori far arrivare le merci via mare in un altro paese europeo, per poi trasportarle su strada fino in Italia, evitando così la tassa nazionale. Un cortocircuito che rischierebbe di penalizzare i porti e gli aeroporti italiani e di favorire quelli degli altri paesi.
Confetra, pur non volendo ricorrere a proteste eclatanti, confida nel buonsenso del governo e spera che la tassa venga quanto meno sospesa fino a novembre, quando partirà l’handling fee europea, per evitare una doppia imposizione. In passato, il governo ha già ascoltato le richieste dell’associazione, e il direttore di Confetra auspica che questo possa accadere anche stavolta.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di ripensamento delle regole del commercio internazionale e della fiscalità dei prodotti importati. La Commissione Europea ha più volte sottolineato la necessità di rendere più trasparenti e più giuste le condizioni di concorrenza tra i produttori europei e quelli extraeuropei, che spesso beneficiano di costi di produzione e di trasporto più bassi. Il dazio da tre euro è solo l’ultimo di una serie di provvedimenti in questa direzione, ma il suo impatto sulle abitudini di acquisto dei consumatori e sulla logistica potrebbe essere più significativo del previsto.
I consumatori, dal canto loro, dovranno abituarsi a pagare di più per i prodotti acquistati da paesi extracomunitari, o forse a orientarsi verso prodotti nazionali o europei. Le piattaforme di e-commerce, intanto, stanno valutando come adeguare i propri sistemi per gestire il nuovo onere doganale, mentre gli operatori del settore logistico si preparano a fronteggiare un calo dei volumi di traffico. La partita si gioca soprattutto sulla capacità del governo italiano di trovare una soluzione che eviti la doppia imposizione e che salvaguardi la competitività del sistema logistico nazionale. La decisione è attesa a giorni, ma il tempo stringe. Il primo luglio è ormai alle porte, e con esso, la nuova era dei dazi sui pacchi extra-Ue.
