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Quando la Musica è genialità + creatività + metodo: Pietro Condorelli.

Sono trascorsi appena dieci giorni dalla Festa della Musica 2026. Spero che ognuno di noi l’abbia vissuto al top.

Per continuare al meglio i festeggiamenti, in questo numero ospitiamo il vero n.1 in tema di chitarra jazz: Pietro Condorelli. Si, proprio lui!

Vi assicuro, carissime lettrici e lettori di Kreanews, nel leggere e rileggere l’articolo mi sono venuti i brividi. Per questo ho limitato al minimo i miei interventi, lasciando al Maestro più spazio possibile. Ascoltiamo il suo racconto.

 “La Musica, per me, non è mai stata una professione nel senso tradizionale del termine: è stata una scelta di vita. Il mio rapporto con la Musica, comincia molto lontano nel tempo. Fin da bambino ho avvertito una forte attrazione per il suono, la capacità di raccontare storie, anche senza parole. La chitarra è arrivata presto nella mia vita e, quasi naturalmente, è diventata il mezzo attraverso il quale ho imparato a comunicare, a conoscere meglio me stesso e a dialogare.

All’inizio, verso 12 anni, ho imparato i primi accordi da Gaetano Nobile, ma ho imparato tanto suonando ad orecchio Santana e i Deep Purple; in quel periodo ascoltavo molto rock blues, cantautori e musica popolare. Ho iniziato lo studio della chitarra classica verso i 15 anni presso una scuola popolare di Musica. Negli anni della formazione ho attraversato molte esperienze musicali diverse, tra cui il progressive rock ma l’incontro con il jazz è stato decisivo. L’ascolto di Coltrane, Chick Corea e Charlie Parker mi ha cambiato molto la prospettiva…

In quelle note ho trovato una sintesi perfetta tra disciplina e libertà, tra conoscenza e creatività. Mi ha affascinato la possibilità di partire da una tradizione straordinaria e, allo stesso tempo, di poter costruire una voce personale attraverso l’improvvisazione. Da allora il jazz è diventato il centro della mia ricerca artistica.

Ho sempre creduto che per trovare una propria identità fosse necessario conoscere profondamente ciò che ci ha preceduti. Ho studiato i grandi maestri della chitarra jazz, ma non solo: le mie influenze derivano da tutte quelle espressioni artistiche capaci di arricchire il linguaggio.

Nel corso della mia carriera ho avuto il privilegio di esibirmi in contesti molto diversi, dai club ai festival internazionali, all’estero, incontrando musicisti straordinari con cui condividere esperienze artistiche e umane.

All’inizio della mia attività artistica, ho avuto l’opportunità di crescere con musicisti come Antonio Golino, Franco Coppola, Antonio Balsamo, Giulio Capiozzo e ho incontrato prestissimo Massimo Urbani. Credo che uno degli aspetti più belli del jazz sia proprio la possibilità di imparare continuamente dagli altri. Ogni musicista con cui si suona porta sul palco una storia, una sensibilità, una visione del mondo, e questo rende ogni incontro irripetibile. Alcuni musicisti con i quali ho collaborato, sono stati Jerry Bergonzi, Jimmy Owens, Charles Tolliver e Dick Oatts oltre che i pianisti Enrico Pieranunzi e Franco D’Andrea

Il palco è il luogo dove tutto ciò che si studia e si immagina prende finalmente vita. È lì che la musica diventa comunicazione diretta, energia condivisa, racconto collettivo.  Nessuna esecuzione è identica alla precedente e questa continua trasformazione è uno degli elementi che continuo ad amare di più, come suonare in piccoli ambienti

Parallelamente all’attività artistica, ho dedicato una parte importante della mia vita alla didattica ed alla ricerca musicale, tutt’ora studio quotidianamente. Insegnare non significa soltanto trasmettere competenze tecniche, ma aiutare gli studenti a sviluppare una consapevolezza musicale e una capacità critica. Ho sempre considerato l’insegnamento a San Pietro a Majella come una forma di responsabilità. Attraverso il confronto quotidiano con gli allievi si continua a imparare, a mettersi in discussione e a rinnovare il proprio sguardo sulla musica.

Nel mio percorso professionale ho avuto l’opportunità di partecipare a numerosi progetti discografici, attività seminariali come Siena Jazz. Sono convinto che il vero patrimonio di un musicista non sia costituito soltanto dai concerti, dai dischi o dai riconoscimenti, ma dalla capacità di lasciare un segno umano attraverso il proprio lavoro.

Credo che questo forse non sarebbe stato possibile per me se non avessi anche giocato a scacchi agonisticamente, praticato sport e avere nutrito la mia dimensione umana tramite le letture, Yoga e meditazione. Oggi, dopo tanti anni di attività, sento ancora la stessa emozione ogni volta che prendo in mano la chitarra. È una sensazione difficile da spiegare: un misto di rispetto, gratitudine e meraviglia. La Musica continua a sorprendermi e a insegnarmi qualcosa ogni giorno. Attraverso la Musica ho trovato la mia voce, ho costruito relazioni, ho viaggiato, insegnato, imparato e condiviso emozioni. È stata il filo conduttore di ogni esperienza importante della mia esistenza e continua ancora oggi a rappresentare il modo più autentico che conosco per raccontare chi sono.”

Racconto stupendo, autentico e coinvolgente: siete d’accordo? Un vero regalo per la Festa della Musica.

Grazie ancora Maestro Condorelli.

E a tutti noi: buona Musica!

Antonio Ruggiero
Instagram: @a.ruggi
[email protected]

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